Il Liceo alla cerimonia per Vittorio Occorsio: una lezione di legalità e memoria al Tribunale di Patti

Articolo e riflessioni di Adriana Cardaci

Gli anni ’70 sono stati gli anni in cui il nostro Paese ha subito un cambiamento radicale. In quegli anni la violenza – politica e mafiosa – ha spezzato le vite di numerosi servitori dello Stato ma il loro sacrificio ha contribuito a risvegliare e rafforzare la coscienza civica dell’intero Paese. Tra questi c’era Vittorio Occorsio, a cui è stato intitolato sabato 3 ottobre 2026 il “Corridoio dei Magistrati” nella Procura della Repubblica del Tribunale di Patti: per la cerimonia di intitolazione, avvenuta nell’aula delle udienze penali, è stata invitata a partecipare una delegazione di studenti del Liceo «Vittorio Emanuele III» di Patti, accompagnati dal prof. Giuseppe Adamo, docente di Diritto ed Economia presso il nostro Istituto. Fa piacere ricordare, tra le altre cose, che l’aula era già intitolata a Cesare Terranova, ex giudice istruttore a Patti ed ex parlamentare, assassinato in un agguato mafioso per la sua azione contro Cosa Nostra.

In presenza di figure eminenti, quali Andrea Apollonio (procuratore facente funzione del Tribunale di Patti), Giovanni Salvi (ex procuratore generale della Corte di Cassazione), Giovanni Mucci (segretario generale del CSM) e molte altre personalità di rilievo nel campo della giurisdizione locale e nazionale, nonché il nipote dello stesso Occorsio (fondatore dell’associazione omonima), si è tenuto un incontro di esemplare valenza formativa, in cui ciascuno dei temi è stato trattato con sintetica ma impattante efficacia ed eloquenza da parte di ognuno dei relatori.

Se si pensa che tra gli anni ’60 e ’70 i valori della libertà sono stati messi a repentaglio da associazioni volte a restaurare il regime fascista tramite la cosiddetta “strategia della tensione” e che in questi stessi anni la giustizia in Italia era vacillante, diventa «fatale» commemorare figure come quella di Occorsio, ucciso il 10 luglio 1976. Egli, che operava principalmente nel Lazio, è stato probabilmente uno dei primi a comprendere le strategie della criminalità organizzata e i metodi adatti a smontarla. Impegnato contro la loggia P2, le massonerie, i movimenti neofascisti e molte altre organizzazioni criminali (che avevano, all’epoca, come più eclatante metodo operativo il sequestro di persona), a costargli la vita per mano di Pierluigi Concutelli (allora capo di Ordine Nuovo) fu sicuramente l’arresto del segretario della loggia P2 avvenuto ad aprile.

Ma perché un Tribunale del Sud della penisola avrebbe dovuto commemorare proprio lui nel 50° anno dal suo assassinio? Tra le intuizioni fondamentali del suo lavoro investigativo, Occorsio portò alla luce i fitti legami che l’eversione politica — sia neofascista sia del terrorismo rosso — intesseva con i vertici di Cosa Nostra. Un’analisi lucida che si inseriva nel solco tracciato da Leonardo Sciascia con la metafora della «linea della palma» che risale verso nord, e che avrebbe poi trovato continuità nelle riflessioni di Giovanni Falcone sulle «menti raffinatissime».

«Est igitur res publica res res populi, populus autem non omnis hominum coetus quoquo modo congregatus, sed coetus multitudinis iuris consensu et utilitatis communione sociatus…»: richiamando alla mente istintivamente questo celebre passo del De re publica di Cicerone (I, 39) — in cui lo Stato viene definito come la comunità unita dal consenso del diritto e dal bene comune — si coglie appieno il senso della figura di Vittorio Occorsio. Il magistrato è stato un fedele servitore della democrazia e in questo senso il suo atteggiamento è stato perfettamente coerente con ciò che affermava sempre Cicerone nel  famoso “Somnium Scipionis: Scipione l’Africano , venuto in sogno al nipote, spiega che tutti coloro che si sono occupati della “salus rei publicae” (benessere dello Stato) trovano posto nella Via Lattea dopo la morte:

« Omnibus, qui patriam conservarint, adiuverint, auxerint, certum esse in caelo definitum locum, ubi beati aevo sempiterno fruantur» (De re publica, VI, 13)

(Per tutti coloro che abbiano conservato, aiutato e accresciuto la patria, vi è nel cielo un luogo certo e determinato, dove godere di un’esistenza beata ed eterna)

Questa tesi, oltre ad avere un profondo significato nell’antica Roma, è pregna di una profonda attualità e modernità e, per certi versi, si lega all’insegnamento che si desume dalla vicenda di Occorsio. Infatti,  anche se non è ‘economico’ oggi pensare di far del bene in terra per la vita postuma, il parallelismo tra gli anni di piombo e la crisi delle istituzioni repubblicane romane serve a tenere a mente l’immagine del simbolo di integrità civile che aiuta ad orientare la comunità democratica verso la retta via. Vittorio Occorsio non è stato un iniziatore, non ha creato nulla di nuovo, si è fatto piuttosto portavoce di una necessità: la repubblica, nata da pochissimo, era già minacciata da chi non apprezzava il progresso e voleva togliere ai cittadini quella tranquillità che era stata a lungo ambita, per cui serviva qualcuno che riportasse la serenità e ricordasse che ha senso lottare, come hanno fatto lui, Cesare Terranova, Mario Amato, Rocco Chinnici, Rosario Livatino, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e molti altri, magistrati e non.

In questo elenco che spesso viene fatto si tende a tralasciare chi, in primo o in secondo piano, ha voluto (o dovuto) affrontare questa battaglia. Seguendo la lezione di Chinnici, che fu tra i primi a cercare di sensibilizzare gli studenti delle scuole su temi concernenti la criminalità organizzata, è stata data la possibilità a un’allieva della III A Scienze Umane di fare una riflessione su una figura che in questo ambito spesso viene trascurata: la donna. Si è parlato di donne come Francesca Morvillo, che ha perso la vita nella strage di Capaci, o come “Lilia”, moglie di Vittorio Occorsio, la quale ha insistito sulla nascita della fondazione, in modo che la vicenda del marito non morisse insieme con lui; il discorso è stato, infine, orientato su come la giustizia italiana si sia evoluta dal “Processo per gli stupri di Nettuno”, che aveva segnato la società italiana come profondamente maschilista, fino all’ottenimento di leggi come gli artt. 609-bis e seguenti c.p., la legge 2 dicembre 2025, n. 181, e l’art. 577-bis c.p.

La partecipazione ad una cerimonia così densa di significato è stata un’opportunità irripetibile, a partire dalla quale si possono trarre innumerevoli spunti di riflessione per un dialogo educativo improntato sulla vita reale, sui problemi tangibili che (da vicino o da lontano) ci accomunano e sull’impegno civico che tutti dobbiamo portare per proteggere la libertà che con grande fatica è stata raggiunta dai nostri antenati.

« La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. »

(Art. 2 della Costituzione Italiana)

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