Viaggio negli Scavi di Tripi (Abakainon)

Uscita didattica sul campo 28 ottobre 2026 - Relazione di scavo e resoconto delle indagini archeologiche

Personale scolastico

Iniziativa realizzata nell’ambito del Programma Nazionale ‘Scuola e competenze’ 2021-2027 (FSE+) , Priorità 01 – Obiettivo Specifico ESO4.6 – Azione A4.A (Avviso Prot. 81652 del 23/05/2025; Codice Progetto: ESO4.6.A4.A-FSEPN-SI-2025-819 , CUP: F54D25005730007)

INCIPIT

Quando siamo partiti per la visita a Tripi, ammettiamolo: qualcuno di noi sentiva in sottofondo la colonna sonora di Indiana Jones e sognava la scoperta improvvisa di un tesoro nascosto. Ma non appena abbiamo messo piede nel cantiere di contrada Cardusa e ci siamo trovati davanti alle strutture dell’antica Abakainon, la realtà ci ha conquistato ancora di più. Niente avventure da film, ma tanta terra da scavare rigorosamente a mano, una precisione scientifica al millimetro e un’emozione indescrivibile quando, proprio sotto i nostri occhi, è riaffiorata intatta dal terreno una vera pisside a rocchetto! In quel momento abbiamo capito che la vera magia dell’archeologia sta nel ridare voce alla storia attraverso il metodo e la pazienza.

 

INTRODUZIONE

Gli studenti partecipanti al progetto “Archeologia e Paleografia”, inserito all’interno delle attività e dei finanziamenti del PN 21-27, uniscono la tutela del patrimonio culturale alla didattica attiva sul campo. Guidati dai professori Maria D’Arrigo e Gaetano Cacciolo, gli studenti hanno vissuto un’esperienza formativa unica, recandosi in visita agli scavi archeologici di Tripi (Abakainon). Si tratta di un cantiere di ricerca di straordinaria importanza, voluto dal Comune di Tripi e condotto dall’Università di Catania in collaborazione con l’Università del Salento e il Parco Archeologico di Tindari.

1. Il Cantiere di Scavo e il Sito di Contrada Cardusa

Tripi custodisce ancora i segreti dell’antica città di Abakainon, riportata alla luce grazie al lavoro metodico e rigoroso degli archeologi. Vivere una giornata di scavo permette di comprendere che l’archeologia non è soltanto una ricerca di tesori, ma un’opera di ricostruzione storica millimetrica.

Nella necropoli di contrada Cardusa, dove le tombe si trovano ad almeno un metro e settanta di profondità, la complessità del terreno impedisce l’uso di escavatori: tutte le operazioni vengono eseguite rigorosamente a mano. La cava da cui venivano estratti i grandi blocchi di pietra utilizzati per i monumenti funerari si trovava in prossimità dell’area delle tombe, e per assemblare tali blocchi veniva impiegato piombo fuso come elemento di giunzione.

2. Le Indagini Preliminari: La Geofisica

Il lavoro sul campo inizia ben prima del contatto diretto con il terreno. Grazie ad approfondite indagini geofisiche e prospezioni, gli studiosi sono in grado di individuare le anomalie nel sottosuolo, comprendendo la conformazione delle strutture sotterranee prima ancora di avviare lo scavo stratigrafico.

3. Architettura Funeraria e Stratificazione Sociale

Il cuore del sito archeologico è rappresentato dalla necropoli, la quale mostra una straordinaria varietà di architetture funerarie che riflettono la stratificazione sociale dell’epoca:

  • Sepolture semplici (Fosse terragne): Spesso legate a riti in cui i corpi venivano inceneriti prima della deposizione. Un dato che continua a incuriosire gli studiosi riguarda i corredi: mentre ci si aspetterebbe una ricchezza proporzionata alle dimensioni della tomba, talvolta in strutture di piccole dimensioni si scoprono oggetti di eccezionale valore, un enigma che l’archeologia sta ancora decifrando.
  • Sepolture monumentali: Comprendono strutture a tre gradini sormontate da una stele e dadi di pietra in cui sono scolpite forme di colonne. Le tombe più ampie e sfarzose erano presumibilmente riservate a individui di ceto sociale più elevato, sebbene talvolta gli oggetti di corredo più preziosi vengano rinvenuti nelle sepolture più semplici.
  • Il Naiskos: Una rarissima struttura a forma di tempietto in cui le colonne andavano a chiudersi sull’edificio stesso; gli unici altri esemplari analoghi trovati finora si registrano a Taranto e in Albania.

4. La Metodologia di Scavo e la Documentazione

Come ricordano costantemente gli archeologi, lo scavo è un’operazione per sua natura distruttiva: una volta rimosso uno strato di terra, quel contesto scompare per sempre. Per questa ragione ogni singolo passaggio viene registrato meticolosamente sul diario di scavo. Ogni Unità Stratigrafica (U.S.) viene sistematicamente identificata e descritta valutando Colore, Consistenza e Composizione.

Oltre alla registrazione scritta, la documentazione si articola su più livelli:

  • Ogni evidenza viene fotografata utilizzando una palina come riferimento metrico e una freccia orientata verso il nord geografico, alimentando un database sistematico e catalogato.
  • Sul campo opera l’antropologa fisica, il cui compito è esaminare i resti ossei per rilevare dettagli sulla vita e sulle cause di morte dei defunti. Tra i materiali restituiti dalle tombe si conservano anche piccoli unguentari utilizzati anticamente per profumi.

5. I Ritrovamenti e il Lavoro di Laboratorio

Nel lavoro sul campo non si può mai sapere con certezza quando o cosa si troverà: l’archeologia vive di attese e di pazienza, ma anche di improvvise e straordinarie sorprese. Durante la visita si è assistito in diretta al ritrovamento di una pisside a rocchetto, un antico vaso con coperchio che ha subito riacceso l’entusiasmo di tutto il team di ricerca.

Una volta conclusa la fase all’aperto, l’attività si sposta nei laboratori e negli uffici, dove gli studiosi impiegano software avanzati come AutoCAD e Photoshop per la restituzione visiva e l’analisi dei reperti:

  • Per la ceramica e i vasi si realizza un disegno tecnico ad alta precisione con l’ausilio del profilometro (per replicare l’esatto profilo dell’oggetto) e del calibro (per ricavare le misurazioni).
  • Per i gioielli e minuti oggetti d’arte si predilige il disegno artistico in grado di valorizzarne i dettagli estetici.

EXPLICIT

Scavare a Tripi non è stato soltanto un esercizio sul campo, ma un vero viaggio nel tempo. Toccare con mano le pietre di Abakainon e veder riaffiorare i suoi reperti ci ha fatto capire che la precisione della scienza moderna non spegne il fascino del passato: è lo strumento con cui ridiamo vita, emozione e voce a una civiltà che attendeva solo di essere raccontata.

 

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